Il simbolo

La Loggia inglese Quatuor Coronati, fondata nel 1884, è stata la prima Loggia di ricerca, i cui membri si dedicano ad attività di studio sulle tematiche della tradizione massonica e i cui lavori sono pubblicati ogni anno. Essa ha preso il suo nome dai Quattro Santi Coronati, un gruppo di martiri del III secolo, antichi patroni delle Confraternite Muratorie.

Jacopo da Varagine, nella Legenda Aurea, scritta nel XIII secolo, riferisce che si tratta di quattro martiri uccisi per ordine di Diocleziano nel 285, i cui nomi (Severo, Severino, Carpoforo, Vittoriano) restarono a lungo sconosciuti. Due anni dopo anche cinque scultori (Claudio, Castore, Nicostrato, Sinforiano e Simplicio) subirono il martirio perché si erano rifiutati di scolpire la statua di un idolo e di offrire sacrifici agli dei, per cui furono condannati ad essere rinchiusi vivi in una cassa di piombo e gettati in mare. Furono venerati insieme agli altri quattro martiri ai quali Papa Melchiade, nel 310, diede l’appellativo di “Quatuor Coronati” e anche più tardi, quando i loro nomi furono conosciuti, continuarono ad essere chiamati così. I nove martiri vennero sepolti insieme e la loro festa fu fissata l’8 novembre; nel VII secolo Papa Onorio eresse una basilica dedicata ai Quatuor Coronati e nell’848 vi furono portati i resti dei nove martiri. I Quattro Coronati furono scelti come protettori dell’arte del costruire in luogo dei cinque scalpellini, per cui la cui professione di questi ultimi fu collegata al nome dei quattro.

Ė verosimile che la corporazione dei Muratori romani si riunisse in una cappella annessa alla chiesa: inoltre nel chiostro si trovano numerosi graffiti, fra cui la cosiddetta “Triplice Cinta” che abbiamo inserito nel sigillo della nostra Loggia all’interno del simbolo della Quatuor Coronati inglese, costituito da quattro Corone attraversate da spade e disposte ai vertici di una losanga.

Il disegno della Triplice Cinta è costituito da un triplice quadrato attraversato da quattro linee disposte a croce. Guenon lo ha definito “Triplice Cinta Druidica” (1) facendo riferimento ad alcune incisioni su pietre megalitiche segnalate da Paul Le Cour (Atlantis luglio agosto 1928), ma sottolineando parimenti che lo stesso segno si può trovare inciso sulle lastre del Partenone e dell’Eretteo e che la sua presenza è testimoniata anche nel Medio Evo, fra i graffiti templari del torrione di Chinon.
Oltre che nel chiostro della chiesa dei Quatuor Coronati, possiamo trovare altre incisioni della Triplice cinta nel chiostro dell’abbazia di Fossanova, a Sermoneta, ad Assisi, a Narni e in molte altre chiese medievali.
L’interpretazione fornita da Guenon di questo simbolo è ampia ed esauriente: in primo luogo lo schema del triplice quadrato viene collegato con i tre gradi dell’iniziazione descritti anche in documenti massonici come altrettante cinte successive tracciate intorno a un punto centrale. In tal senso, le quattro linee disposte a croce che collegano le tre cinte rappresentano dei canali attraverso i quali l’insegnamento della dottrina tradizionale si comunica dall’alto in basso, a partire dal grado supremo; la parte centrale della figura, spesso indicata da un punto, corrisponde dunque alla «fonte d’insegnamento» mentre la disposizione cruciforme dei quattro canali che ne dipartono li collega ai quattro fiumi del Pardes.

In secondo luogo, il disegno può essere collegato alle tre cinte concentriche che, secondo quanto riferisce Platone, circondavano il palazzo di Poseidone in Atlantide, anche se lo schema atlantideo si presenta in forma circolare anziché quadrata. Secondo Le Cour, le tre cinte si riferirebbero ai tre cerchi dell’esistenza della tradizione celtica, che sono d’altronde la stessa cosa dei «tre mondi» della tradizione indù, in cui i cerchi celesti sono talvolta rappresentati come altrettante cinte concentriche circondanti il Meru, cioè la Montagna sacra che simboleggia il «Polo». Del resto, i tre gradi dell’iniziazione, ricorda Guenon, corrispondono ad altrettanti stati dell’essere, e sono questi stati che tutte le tradizioni descrivono come altrettanti mondi diversi.

Guenon osserva ancora che le due forme circolare e quadrata della figura delle tre cinte si riferiscono rispettivamente al simbolismo del Paradiso terrestre e a quello della Gerusalemme celeste. Infatti, vi è sempre analogia e corrispondenza tra l’inizio e la fine di qualunque ciclo, ma, alla fine, il cerchio è sostituito dal quadrato, e ciò indica la realizzazione di quella che gli ermetisti designavano simbolicamente come quadratura del cerchio e in cui possiamo riconoscere il simbolo massonico della pietra cubica.

Possiamo trovare un riferimento alla Triplice Cinta anche nella famosa opera alchemica di Basilio Valentino (2): “La Città celeste di questo tempo, e soprattutto il tuo Cielo, deve essere protetto dai nemici terrestri che l’assediano con una triplice cinta senza alcun accesso, eccetto uno che sia potentemente difeso da guardie… Quando tutto ciò è compiuto, accendi la Lampada della Saggezza e cerca con essa la moneta perduta, e da’ tanta luce quanto basta”.


1) Cfr. Guenon, Simboli della scienza sacra, ed. Adelphi, Milano 1975, p.76 ss.
2) Basilio Valentino: Dodici Chiavi, VII Chiave